You are not a sad thing
Artemis II e un messaggio dal passato. Sono passati sei anni dalla morte di Jon.
In primavera tutto sembra possibile, la luce e le promesse. Si sente che il braccio di ferro tra estate e inverno è già vinto, che i dadi sono truccati, che l'inverno è battuto in partenza anche se piove.
Valerie Perrin - Cambiare l'acqua ai fiori
Quando sei anni fa, il 9 aprile del 2020, mi hanno detto che Jon era improvvisamente morto, ho fatto una cosa molto stupida, prevedibile e stupida come poche altre cose nella vita. Gli ho scritto subito un messaggio. Un messaggio che non gli è mai arrivato, ovviamente. Non è mai arrivato a nessuno, e nessuno mi ha mai più risposto. La chat non l’ho archiviata, e quel messaggio mai recapitato - triste e rassegnato - rimane ancora lì, la metà di un’equazione che non riesce a far tornare i conti, nonostante siano passati sei anni.
Sei anni da quando non ci sei più.
Sei anno dopo, l’umanità è tornata oltre l’orbita terrestre bassa, verso la Luna. Sei anni dopo, quattro astronautə della missione Artemis II sono partitə per un sorvolo lunare, per andare lì dove non siamo mai andatə prima, per andare a vedere l’altro lato della Luna. Sei anni dopo, nonostante le guerre, i genocidi, la miseria, nonostante tutto, l’umanità prova a scrivere la storia, continua ancora a scrivere la storia. E lo fa anche se tu non ci sei più.
La missione Artemis II ha compiuto con successo il sorvolo lunare, e, dopo 56 anni, l’equipaggio ha battuto il record della massima distanza dalla Terra: siamo statə dove non eravamo mai statə prima. Lo abbiamo fatto anche se tu non ci più.
Il 7 aprile del 2026 il personale a bordo della navicella Orion si è svegliato ascoltando un messaggio di benvenuto registrato da Jim Lovell, comandante dell’Apollo 13, morto lo scorso anno. Un messaggio che arriva dal passato, e io ho pensato subito che piacerebbe molto anche a me, ricevere un messaggio così. Uno con la tua voce, o che sappia di te, uno dall’altra parte delle cose, dall’altro lato dello spazio, da dove ti trovi tu, ovunque tu sia adesso.
Durante il sorvolo lunare, l’equipaggio di Artemis II ha scattato una foto pazzesca, un punto di vista impossibile da vedere da qui, dal nostro pianeta: una foto che ritrae la Terra mentre tramonta dietro la Luna. La foto, archiviata immediatamente con il nome di Earthset, è l’immagine speculare della foto simbolo di Apollo 8 scattata nel 1968, che è invece conosciuta con il nome di Earthrise, perché mostra la Terra che sorge sopra il bordo della Luna. Earthrise era diventato uno scatto rivoluzionario, mostrando per la prima volta il nostro pianeta osservato da un altro corpo celeste, una "fragile gocciolina blu nel nero del cosmo", come la chiamò James Fox.
Sul sito della NASA, Earthset è descritta così (traduco io):
Una Terra di un blu tenue con nuvole bianche brillanti tramonta dietro la superficie lunare craterizzata. La parte oscura della Terra sta vivendo la notte. Sul lato illuminato della Terra, sono visibili nuvole vorticose sopra la regione dell’Australia e dell’Oceania. In primo piano, il cratere Ohm presenta bordi terrazzati e un fondo piatto interrotto da picchi centrali. I picchi centrali si formano nei crateri complessi quando la superficie lunare, liquefatta dall’impatto, schizza verso l’alto durante la formazione del cratere.
Eccola qui:
Nel 1968 la Terra appare dietro la Luna.
Nel 2026 la Terra scompare dietro la Luna.
Forse non è tanto la dimensione delle cose che guardiamo, allora, ma come le guardiamo, che fa la differenza. Io però che ne so, di astronautə e navicelle spaziali. Poco, quasi niente.
Nel 1968 la Terra appare dietro la Luna. Tu non c’eri ancora.
Nel 2026 la Terra scompare dietro la Luna. Tu non ci sei più.
Mi sono rassegnata alla realtà delle cose. Non ti arriverà mai il mio messaggio, e non ne arriverà mai uno a me. Non arriverà dal passato e non arriverà nemmeno dal futuro. La Terra tramonta dietro la Luna, ma tu non mi darai il buongiorno mentre esploro lo spazio, finalmente senza gravità e senza pesi.
Qualche giorno fa ascoltavo "I nostri giorni" di Andrea Laszlo De Simone, e - nonostante l’avessi ascoltata decine e decine di volte prima di allora - improvvisamente ho capito che parla di te, di te che sei morto. E forse parla di tutte le morti del mondo.
di malattia o di terrore, di sete o di fame, o di depressione, d’ipocondria o di delusione, di odio sociale, di rassegnazione, o di religione, in giovane età, o ormai in pensione, per troppa prudenza, o poca attenzione, di libertà, o di reclusione, di missili in guerra, di male d’amore, o un colpo di sole
Ogni persona morta è la tragedia di qualcuno, mi dico - e allora forse il mondo è pieno di tragedie.
Oggi scrivo pensando a te, perché io nelle parole vorrei farti esistere di nuovo: non dire niente sarebbe dimenticarti. Ma è così che funzionano, le parole? È così che funziona, il linguaggio? Non lo so più dire. Quando uno è morto, è morto, mi dico.
Quando uno è morto, è morto, mi ripeto.
E vorrei tantissimo tenere lontana la tristezza delle prime settimane di aprile - di ogni aprile. Vorrei tenerla lontana dalla tua vita, dalle risate e dalle cose belle, da quello che eri, nel bene, nel male, in tutto quello che c’era in mezzo. La tua morte inquina i ricordi che ho della tua vita, e questa mi sembra una cosa ingiusta.
you are not a sad thing
ha scritto Sara Rian in una poesia. E lo ha scritto anche per te.
you are not a sad thing
you had a sad death
but you’re not a sad thing
La tua morte è stata triste, ma tu non sei triste, non eri una cosa triste. Non eri roba da piangere, eri roba da vivere. Una cosa così viva che ancora adesso non so dove finisci. La tua vita è importante, e la tua storia molto più del suo finale, dell’ultimo atto. Mi dispiace che porti più lacrime che sorrisi, specie quando è aprile - e aprile arriva sempre.
I promise that you are
far from a sad thing
Ti prometto che non sei una cosa triste
Ti prometto che non eri una cosa triste
Eri fatto per vedere il mondo, per seguire le missioni lunari sulle live della NASA, sdraiato sul letto con il computer sulle gambe. Eri fatto per ridere forte, e per lasciare tracce che non stavano mai ferme. Eri fatto per i viaggi improvvisi, e lo zaino sempre in spalla. Eri fatto per le stazioni ferroviarie, e per i tatuaggi importanti. Eri fatto per dire le cose che restano addosso anche quando te ne vai, anche quando non ci sei più.
I promise that you are far from a sad thing
Non eri una cosa triste. La tua morte lo è stata, ma ti assicuro che tu non lo eri. Non eri una cosa triste, e non lo sei nemmeno adesso.
cieli chiusi in casa e fuori strade spoglie, nessuno sa che cosa accadrà, soffia vento freddo sopra i nostri giorni, e dietro le porte, armati di sogni, aspettando che torni, la nostra vita
Cose che ho letto, visto, sentito
Sto leggendo molto Pavese. "I tuoi occhi / saranno una vana parola / un grido taciuto / un silenzio."
Che succede quando non muori "in tempo"? Una lettura sul cancro, le cose che sappiamo con certezza, quelle che possiamo controllare, e quelle che invece a volte controllano noi.
OK, ho visto Wuthering Heights (Cime tempestose). Che noia mortale! Esteticamente molto bello, ma non c’è storia e non c’è plot, mi spiace (don’t come after me, please!). L’unica performance che non dimenticherò è quella di Alison Oliver.
Fate ə monellə, a presto.






<3